Il 2025 si è chiuso con un risultato senza precedenti per il mondo del Prosecco DOC e DOCG, e i primi dati del 2026 confermano una tendenza di crescita inarrestabile. Con oltre 700 milioni di bottiglie prodotte, il sistema Prosecco si consolida come il vino più esportato al mondo, superando per volume lo Champagne. WineNews analizza come questo successo non sia più limitato al consumo da aperitivo, ma si stia spostando verso una maggiore qualificazione del prodotto grazie al successo delle versioni ‘Rosé’ e delle selezioni ‘Rive’ che valorizzano i singoli vigneti eroici delle colline di Conegliano e Valdobbiadene, patrimonio UNESCO.
Il fenomeno del Prosecco Rosé e il mercato USA
Il Prosecco Rosé, introdotto pochi anni fa, rappresenta ormai quasi il 15% del totale delle vendite, con una performance straordinaria negli Stati Uniti e in Canada. I consumatori nordamericani apprezzano la freschezza e il design accattivante delle bottiglie italiane, rendendolo il compagno ideale per il ‘brunch’ e il consumo domestico. Tuttavia, questo volume imponente pone sfide logistiche e ambientali non indifferenti. Il Consorzio di Tutela ha varato un nuovo piano di sostenibilità che obbliga tutte le aziende associate a ottenere la certificazione di sostenibilità entro la fine del 2026, puntando sulla riduzione dei trattamenti in vigna e sul recupero delle acque reflue di cantina.
Tutelare il valore: la lotta al ‘Prosek’ e alle contraffazioni
Il successo porta con sé il rischio della contraffazione. La battaglia legale a livello europeo contro il termine croato ‘Prosek’ continua a essere una priorità per il governo italiano. Proteggere il nome ‘Prosecco’ significa proteggere un intero ecosistema economico che dà lavoro a migliaia di famiglie in Veneto e Friuli Venezia Giulia. Esperti di marketing vitivinicolo suggeriscono che il prossimo passo per il Prosecco sia aumentare il valore medio per bottiglia, spostando la comunicazione dalla quantità alla qualità del territorio. L’obiettivo per il 2026 è consolidare i prezzi per garantire che la crescita volumetrica non eroda i margini dei viticoltori, garantendo la longevità di una delle storie di successo più incredibili del Made in Italy.


